In figura: Trippa dello chef all'influencer tettona servita su letto di sostanza imprecisata durante la diretta tv trasmessa sul socialnet
Nota: questo articolo contiene immagini di nudo. Se non sei interessato non proseguire.
PREMESSA:
Quando ero bambino l'unico modo per poter fare un bagno extra al mare era per andare ad acchiappare un paracadutino lanciato da un aereo che con tanto di striscione pubblicitario ne lanciava a centinaia un po' su tutte le spiagge italiane. Poi dovevi per forza accumularne un tot e comprare un tot di prodotti Galbani per riuscire ad avere in premio un giocattolo piuttosto che il salvagente o il canottino gonfiabile. A volte la vacanza finiva prima che si riuscisse a mettere assieme il malloppo.
Quando ero bambino c'era la TV dei ragazzi alle 17:30 circa se non ricordo male, cartoni animati piuttosto che le avventure di Zorro; poi preparavi la cartella, ed era già ora di cena, con tanto di telegiornale di cui mi ricordo delle missioni Apollo, del disastro del Vajont che ancora se ne parlava, di una politica di cui capivo nulla ( un po' come oggi del resto), e di fatti palesemente minori dato che non me ne ricordo altri se non quello, un po' più tardi, dell'austerity domenicale. Il tutto era trasmesso rigorosamente in bianco e nero e le uniche pubblicità che passavano erano nel famoso CAROSELLO, poi ti toccava andare a letto.
E io a letto ci son sempre andato, finchè da un po' di tempo che da quel sonno mi son svegliato con questo seguente risultato.
PARTE PRIMA
La superficialità della pubblicità televisiva eccessiva
Introduzione
Il panorama mediatico moderno è saturo di pubblicità, che spesso sfruttano la portata di programmi televisivi popolari, indipendentemente dalla reale utilità del prodotto. Un sentimento crescente suggerisce che molti di questi messaggi televisivi, in particolare quelli che utilizzano scenari esagerati o umorismo senza senso in programmi di intrattenimento leggero, non riescano a fornire un valore significativo al consumatore. L'argomentazione principale postula che per molti beni e servizi, la spettacolarità di una pubblicità televisiva sciocca sia inversamente proporzionale alla necessità o alla qualità intrinseca del prodotto. I consumatori sono sempre più esigenti, riconoscendo che un elevato valore di produzione o un eccesso comico spesso mascherano una mancanza di sostanza.
La discrepanza tra intrattenimento e utilità
La pubblicità televisiva mira fondamentalmente a creare un riconoscimento immediato e un'associazione emotiva. Quando la pubblicità migra verso programmi caratterizzati da contenuti superficiali o scarso rigore intellettuale, il messaggio risultante spesso rispecchia questa mancanza di profondità. I prodotti presentati in questo modo rientrano spesso nelle categorie degli acquisti d'impulso o degli aggiornamenti non necessari. Si consideri, ad esempio, la proliferazione di pubblicità altamente stilizzate per gadget innovativi o alimenti altamente trasformati durante le fasce orarie di intrattenimento in prima serata. Queste pubblicità si basano in gran parte sull'effetto shock o sull'umorismo fugace per imprimere un marchio, piuttosto che descrivere i vantaggi pratici o il valore a lungo termine. I consumatori, soprattutto quelli abituati ad acquistare consapevolmente, spesso si accorgono di questa apparenza. Se un prodotto risolve davvero un problema significativo o offre una qualità superiore, i suoi pregi dovrebbero idealmente essere comunicati attraverso una rappresentazione chiara e fattuale, non affidandosi a un personaggio che scivola su una buccia di banana per lanciare una nuova marca di spray detergente.
Errore di allocazione della spesa pubblicitaria
L'ingente investimento finanziario richiesto per assicurarsi spazio in onda durante programmi televisivi popolari, spesso frivoli, solleva interrogativi sulle priorità aziendali. Invece di destinare ingenti budget di marketing alla ricerca e sviluppo, al miglioramento della durata dei prodotti o alla riduzione dei costi, questi fondi vengono spesso convogliati nella creazione e nella messa in onda di spot televisivi elaborati, spesso assurdi. Questo errore di allocazione ha un impatto indiretto sul consumatore attraverso l'aumento dei prezzi al dettaglio, necessari per coprire queste spese generali di marketing. Un esempio classico riguarda l'industria farmaceutica, dove la pubblicità diretta al consumatore (DTCA), spesso caratterizzata da narrazioni emotivamente cariche in fasce orarie di prima serata, incoraggia la domanda di farmaci specifici, a volte leggermente superiori, rispetto ai farmaci generici consolidati. L'obiettivo della pubblicità è alleviare l'ansia attraverso il branding, non strettamente sull'efficacia clinica.
L'ascesa del consumismo informato
I consumatori contemporanei hanno un accesso alle informazioni senza precedenti. La reputazione di un prodotto non dipende più esclusivamente da uno spot televisivo di 30 secondi. Recensioni online, test di prodotto indipendenti e il dibattito sui social media offrono valutazioni trasparenti che spesso contraddicono o smascherano le esagerazioni presenti nelle campagne televisive patinate. Se un prodotto pubblicizzato in modo esagerato in televisione si rivela di scarsa qualità o troppo costoso, l'immediata reazione negativa online contrasta rapidamente la fugace impressione positiva creata dalla pubblicità. Questo cambiamento significa che, sebbene le pubblicità ridicole possano generare una consapevolezza iniziale, non mantengono la fidelizzazione a lungo termine a meno che il prodotto sottostante non abbia prestazioni eccezionalmente elevate al di fuori del contesto della narrazione umoristica. I marchi che prosperano oggi, come alcune aziende di elettronica di consumo diretta, spesso danno priorità al marketing dei contenuti digitali che enfatizzano la funzionalità e l'esperienza utente rispetto a costose campagne televisive tradizionali basate sulla comicità.
Conclusione
La dipendenza da programmi televisivi ridicoli per commercializzare i prodotti sottolinea una fiducia costante nelle tecniche di marketing di massa che privilegiano la portata rispetto alla risonanza. Sebbene la pubblicità rimanga necessaria per il lancio di un prodotto, l'esecuzione all'interno di programmi apertamente divertenti e di scarsa sostanza spesso si traduce in rumore di fondo piuttosto che in una comunicazione efficace. I consumatori informati sono sempre più in grado di distinguere tra utilità genuina e pubblicità artificiosa. In definitiva, i prodotti di maggior successo sono quelli la cui qualità parla da sola, riducendo significativamente la necessità di sponsorizzazioni televisive eccessivamente drammatiche o assurde, portando a una preferenza per la sostanza rispetto allo spettacolo nell'acquisizione dei consumatori.
PARTE SECONDA
Premessa
L'avvento di Internet , delle tecnologie di comunicazione moderne come Socialnet e relativo uso di smartphone ( a tal proposito di questo oggetto ancora non posso dimenticare quando girando per strada in centro a Milano negli anni ottanta qualcuno ti sputava sul finestrino o sul parabrezza dell' auto se ti vedevano con il telefono in mano...) ha esasperato l'indiscriminato uso della pubblicità per sostenere ancara di più IL NULLA multimediale odierno, sempre più privo di quasiasi sostanza. Anche programi televisivi di "cultura" del resto ti piazzano ogni 3 x 2 un "PICCOLO SPAZIO PUBBLICITA' ".
Pubblicità inutile sui social media e sugli influencer
Introduzione
Le piattaforme dei social media hanno rivoluzionato il marketing, offrendo capacità di reach e targeting senza pari. Al centro di questo cambiamento c'è l'ascesa dell'influencer marketing, in cui persone con un seguito online dedicato promuovono prodotti o servizi. Mentre campagne efficaci generano rendimenti significativi, un segmento crescente della pubblicità sui social media, sia attraverso annunci sulle piattaforme che collaborazioni con influencer, sta probabilmente diventando sempre più inutile. Questa inutilità deriva da diversi fattori, tra cui la saturazione, la mancanza di autenticità, un targeting inadeguato e una discrepanza tra il prodotto promosso e l'effettiva identità del brand dell'influencer. Comprendere queste insidie è fondamentale per i professionisti del marketing che cercano un coinvolgimento autentico in un panorama digitale ipersaturo.
Il problema della saturazione e dell'affaticamento pubblicitario
L'enorme volume di contenuti commerciali che gli utenti incontrano quotidianamente ha portato a un notevole affaticamento pubblicitario. Piattaforme come Instagram e TikTok sono inondate di post sponsorizzati, rendendo difficile per ogni singolo annuncio catturare un'attenzione genuina. Quando un post su due è un endorsement, il valore percepito di ogni raccomandazione crolla.
Diminuzione della fiducia nelle sponsorizzazioni
La fiducia, fondamento dell'influencer marketing, si erode rapidamente quando i consumatori si rendono conto che ogni personaggio popolare è essenzialmente un cartellone pubblicitario in movimento. Ad esempio, un influencer noto principalmente per il suo stile di vita sostenibile che improvvisamente promuove un marchio di fast fashion segnala un rapporto puramente transazionale. Questa mancanza di autenticità si traduce direttamente in pubblicità inutile, poiché i consumatori, in particolare la Generazione Z e i Millennial, sono abili a individuare sponsorizzazioni forzate o poco entusiaste. Le ricerche dimostrano costantemente che la trasparenza sulle sponsorizzazioni fa ben poco per mitigare l'impatto negativo quando il prodotto non è in linea con l'etica consolidata dell'influencer.
Allineamento non autentico del brand
Una fonte significativa di pubblicità inutile si verifica quando i brand selezionano gli influencer esclusivamente in base al numero di follower, piuttosto che in base a una reale sovrapposizione di pubblico o all'affinità con il brand. Un famoso giocatore che promuove un software specializzato per la pianificazione finanziaria, ad esempio, crea un messaggio confuso e poco convincente.
Il caso delle partnership sbagliate
Si consideri il frequente, spesso comico, divario tra marchi di lusso e micro-influencer privi del profilo demografico richiesto. Mentre i piccoli influencer possono offrire alti tassi di coinvolgimento, se il loro pubblico è geograficamente o socioeconomicamente diverso dal mercato target del prodotto, la spesa pubblicitaria produce risultati trascurabili. Queste partnership diventano performative piuttosto che persuasive, con il risultato di impressioni senza conversioni: la definizione stessa di sforzi di marketing inutili. L'attenzione si sposta dall'utilità alla visibilità, dando priorità alle metriche di vanità rispetto ai reali obiettivi di business.
Tecniche pubblicitarie inefficaci sulle piattaforme
Oltre alle collaborazioni con gli influencer, i meccanismi pubblicitari integrati nei social network stessi generano spesso risultati di scarso valore. Gli algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento a volte danno priorità a contenuti sensazionalistici o clickbait rispetto a messaggi realmente utili e mirati.
Eccessiva dipendenza da un targeting ampio
Sebbene i social media offrano strumenti di targeting sofisticati, molte campagne si basano su dati demografici eccessivamente ampi o utilizzano audience simili che finiscono per rispecchiare basi di clienti esistenti e già sature. Ciò porta a mostrare ripetutamente la stessa pubblicità alle stesse persone disinteressate. Un esempio calzante è la proliferazione di annunci pubblicitari stranamente specifici su piattaforme come Facebook o Instagram che seguono gli utenti sul web per settimane, molto tempo dopo che l'interesse iniziale è svanito o il bisogno è stato soddisfatto. Questo bombardamento persistente e irrilevante smette di persuadere e anzi irrita, rendendo la pubblicità funzionalmente inutile e potenzialmente dannosa per la percezione del brand.
Conclusione
Il panorama del social media marketing è disseminato di esempi di pubblicità inutile, alimentata dall'eccessiva enfasi del settore sulla scalabilità e sulla visibilità immediata piuttosto che su una connessione significativa. La saturazione ha attenuato l'impatto delle sponsorizzazioni degli influencer e allineamenti di brand mal concepiti hanno eroso la fiducia dei consumatori. Affinché gli investimenti pubblicitari su questi canali siano efficaci, sia i brand che gli influencer devono dare priorità all'autenticità, alla pertinenza e a una profonda comprensione del pubblico rispetto a una portata superficiale. Finché non si verificherà questa ricalibrazione, una parte sostanziale della promozione sui social media rimarrà un costoso esercizio di generazione di rumore piuttosto che una comunicazione di valore.
GRAN FINALE
Perchè questo articolo ?
Perchè credo che nessun consumatore moderno, soprattutto alla luce di quanto precedentemente esposto, sia più interessato alla "marca" del prodotto che oggi, ma maggiormente in futuro, perderà di qualsiasi significato.
Potresti citare tre, e dico tre !, marchi di prodotti che sono insostituibili ? Ovvero di prodotti di cui non vedi un'alternativa ?
Io non ne ho trovati. Se viaggi per il mondo scopri che esiste sempre un'alternativa a qualsiasi prodotto "di casa nostra" più o meno famoso e che tra l'altro corre persino il rischio di non essere più nemmeno italiano, ma un marchio nelle mani di multinazionali piuttosto che di fondi di investimento che si divertono a passarseli per mano a seconda del sopraggiungere di notevoli profitti piuttosto che perdite a livello industriale.
Cosa rimane di "autentico" o se vogliamo dire di "autoctono" ?
Solo l'arte e l'artigianato. Bisogna fare però un piccolo distinguo anche qui perchè quando vedo cialtroni drogati tatuati o mezzefighe tette-al-vento strimpellare testi assurdi su musiche generate da AI che oggi le ascolti e te le sei già dimenticate ieri... Bhe ! Quella non è arte, ma un artefatto.
E ALLORA ?
E allora siccome compri il detersivo dell'ultima generazione che lava meno della cenere, piuttosto che bere una Coca-Cola che nulla ha a che fare con quella del 1892 ( dice: ma c'era dentro la Cocaina ! - O imbecille...e alla stazione centrale di Milano cosa spacciano ? ) tutto perchè te lo spiattellano in programmi televisivi pattumiera, piuttosto cha da influencer arrapascemi sui socialnet, ho pensato bene, da parecchio tempo oramai, anzitutto dallo sconnettermi da questi mezzi di comunicazione che non sono avveneristici ma YESTERDAY NEWS (imho) e di considerare meglio un film visto al cinema piuttosto che noleggiato senza pubblicità,
di evitare quanto più mi è possibile di acquistare quella specifica marca se non ha un prezzo concorrenziale con un marchio meno famoso, di acquistare a chilometro zero da chi ci mette la faccia ogni cosa possibile anche se il prezzo è leggermente più alto, ma a volte è invece l' opposto..., perché è meglio 20 centesimi in più a lui che non 20 minuti in più di multimedia-marketing in spazi o programmi demenzial-popolinari.
CIOE' FAMMI VEDERE SE HO CAPITO BENE: mi chiedi di acquistare un prodotto che spacci per quello che non è che serve a "sponsorizzare" un programma TV o una pagina socialnet dove mi vengono poi riproposti prodotti incoerenti quanto inutili. E' un circolo vizioso: se non vuoi vedere "amici" piuttosto che " i pacchi" EVITA DI COMPRARE i prodotti che sponsorizzano'sta merda, perchè a loro volta merda sono, altrimenti non ci stai nei costi ! Il classico esempio ? Come fa "lo scozzese" a mantenere struttura,servizi,camerieri e cuochi e darti un hamburger a € 4,50 ? Fatti 'sta domanda e alla luce di quanto sopra trovi la risposta.
Perchè vorrei tornare a prendere i paracadute al mare, vedere carosello se lo voglio vedere e piuttosto che una ciofeca propinatami a tette fuori ( ammetto preferirei azzannare quelle !)da una scema da TV commerciale o influencer da socialnet spacciatami per quello che non è, cucinarmi la trippa da solo, come faceva mia nonna.
E così sia !

P.S.:
E' di queste ultime settimane l'avvento di una ennesima campagna inventata da persone frigide di pensiero volta ad oscurare quanto più possibile, ovvero a complicare l'accesso a siti contenenti immagini di nudità più o meno esplicite.
A mio parere il tutto è in funzione di un tentativo di dirottare gli utenti, di trasformarli in telespettatori piuttosto che falsi perbenisti.
Quella che segue è una semplice ricerca fatta su Google, che qualsiasi minorenne può effettuare.
Andate affanculo coglioni !

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